PNRR, tutela delle aree verdi e del suolo. AMI suggerisce alcune specie arboree più efficaci per la mitigazione dei cambiamenti climatici e per migliorare la qualità dell’aria in ambiente urbano.

Incrementare e promuovere la presenza di foreste urbane per preservare le caratteristiche culturali, storiche e paesaggistiche del nostro paese è una strategia fondamentale in quanto permette di massimizzarne i benefici o servizi eco-sistemici forniti da suolo e di ridurne gli impatti.

All’interno del PNRR, tra gli obiettivi vi è la salvaguardia della qualità dell’aria e la biodiversità del territorio attraverso la tutela delle aree verdi, del suolo e delle aree marine. Si legge all’interno del PNRR, che il Governo ha approvato e che ora si trova sul tavolo della Commissione Europea a Bruxelles,  che “una menzione a parte merita la salvaguardia delle aree verdi e della biodiversità, ad oggi una priorità assoluta per l’Unione Europea che con la “Strategia per la biodiversità entro il 2030” si pone l’ambizioso obiettivo di redigere un piano di ripristino della natura per migliorare lo stato di salute delle zone protette esistenti e nuove e riportare una natura variegata e resiliente in tutti i paesaggi e gli ecosistemi”.

Con gli interventi del PNRR si agirà su foreste, suolo, mare e aria per migliorare la qualità della vita e il benessere dei cittadini attraverso la tutela delle aree esistenti e la creazione di nuove.

 E’ importante, secondo la dottoressa Ilaria Falconi, Responsabile per Ambiente Mare Italia dell’Area Tutela della Terra, del suolo e  agricoltura biologica, prendere in considerazione le essenze vegetali in grado di incrementare i servizi eco-sistemici forniti (ad esempio sequestro di carbonio, termoregolazione, depurazione chimica dell’atmosfera, fissazione di gas tossici,  polveri sottili e gli altri agenti inquinanti, capacità fonoassorbente, ecc) e di diminuire o eludere la produzione di Composti Organici di Origine Biogenica (BVOC) dalle specie vegetali al fine di  scongiurare la formazione di smog fotochimico e l’emissione di particolato atmosferico e ozono.

Ad esempio, le specie arboree più efficaci per il sequestro e lo stoccaggio del carbonio e di conseguenza per la mitigazione dei cambiamenti climatici sono: il Pioppo bianco e la farnia Quercus robur, mentre per la rimozione di biossido di azoto, biossido di zolfo, monossido di carbonio e ossigeno sono ottimali il Pino domestico, l’Ippocastano ed il Pioppo bianco. Infine, citiamo anche il Prunus avium o semplicemente ciliegio, che ha un elevata capacità di sequestro di carbonio e un basso potenziale di emissione di BVOC e di formazione dell’ozono. Tuttavia non ha la capacità di purificazione dell’aria.

 I Tigli ed il Bagolaro rappresentano le specie aventi capacità media di rimozione degli inquinanti e basso potenziale di formazione dell’ozono, specialmente negli ambienti urbani del Mediterraneo. Inoltre, il cerro, l’ulivo e il frassino sono ideali per minimizzare la produzione di ozono, ma non sono vantaggiosi per l’assorbimento di anidride carbonica in quanto la crescita delle foglie e della massa legnosa è assai modesta e lenta.

Nella messa a dimora delle nuove alberature – commenta la dott.ssa Falconi –  occorre considerare la loro dimensione finale nel tempo. Infatti, a seconda dell’area di pertinenza e dello sviluppo potenziale degli alberi bisogna garantire la distanza minima tra le alberature dai 2 ai 6 metri di raggio”.

Nel PNRR si prevedono, inoltre, “una serie di azioni rivolte principalmente alle 14 città metropolitane, ormai sempre più esposte a problemi legati all’inquinamento atmosferico, all’impatto dei cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità, con evidenti effetti negativi sul benessere e sulla salute dei cittadini. La misura include lo sviluppo di boschi urbani e periurbani, piantando almeno 6,6 milioni di alberi (per 6.600 ettari di foreste urbane).

 “In queste città– conclude la Falconi – occorrerebbe anche prevedere degli investimenti e azioni volti ad incentivare le infrastrutture blu, intese come corridoi drenanti, ecologici e di mitigazione ambientale”.

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