FUSIONE DEI GHIACCIAI: UN FENOMENO CHE CAMBIA IL DESTINO DELLA TERRA

Il Mondo sta cambiando. Il clima è la manifestazione più chiara di una profonda mutazione in corso. Le cause dell’ingerenza climatica nelle nostre vite è ricollegabile alla crescente tensione che l’Umanità ha sviluppato negli ultimi decenni verso l’evoluzione tecnologica e in campo economico; le nostre esigenze consumistiche sono la principale causa infatti del sovrasfruttamento delle risorse terrestri e dei fattori, come le emissioni di gas clima alteranti, che stanno contribuendo alla mutazione degli equilibri nei cicli biologici naturali.

Nelle ultime settimane il Comitato glaciologico italiano ha riportato, in un’audizione al Senato, dati riguardanti lo scioglimento dei ghiacciai che devono aprirci gli occhi. Il report del Comitato affronta il processo di fusione (o scioglimento) dei ghiacciai alpini che, secondo gli esperti, rappresenta una grave minaccia per le abitudini dei cittadini europei. Queste formazioni glaciali infatti sono la principale fonte di sostentamento idrico del “vecchio continente” e permettono l’approvvigionamento d’acqua per 1 europeo su 4. Il crescente degrado dei ghiacciai alpini potrebbe comportare, nel breve periodo, la perdita di circa il 40% della superficie glaciale alpina; ciò rappresenterebbe per l’Europa un grave danno dal punto di vista sociale per la carenza di un bene primario, economico per la conseguente crisi del turismo e naturalistico, per l’aumento del rischio di frane e gravi conseguenze legate a eventi climatici estremi.

Sono circa 15 i milioni di chilometri quadrati oggi ricoperti da ghiaccio sul Pianeta, pari a circa il 69% dell’acqua dolce del globo. Dalla seconda metà del 1900, la quota di ghiacciai persa ogni anno è cresciuta a una velocità sempre maggiore. Secondo alcune rilevazioni condotte dalla Nasa, sono 300 miliardi le tonnellate di ghiaccio che scompaiono ogni anno a ridosso del Polo Nord, mentre circa 130 i miliardi al Polo Sud. A queste vanno aggiunti anche i 35 miliardi annui dovuti alla scomparsa di molti ghiacciai di montagna. Dati in continuo peggioramento, così come dimostra il record storico negativo raggiunto nel 2019: solo 3.82 milioni di chilometri quadrati rimasti congelati nell’Artico.

Le cause di questo fenomeno sono note ormai e tutte di natura antropica: produzione di CO2 dalle attività umane, come trasporti, industrie e allevamento; deforestazione; sfruttamento di combustibili fossili per il settore energetico; riscaldamento globale.

Nei prossimi decenni le conseguenze previste dai più importanti Centri scientifici globali potrebbero cambiare l’immagine stessa della Natura e del Pianeta stesso.

Aumento del livello dei mari: l’Università di Bristol ha rivelato come lo scioglimento completo dei ghiacci in Antartide potrebbe portare a un aumento del livello dei mari di 58 centimetri. Se lo stesso fenomeno dovesse accadere in Groenlandia, dove è presente una delle masse ghiacciate più estese del mondo, la crescita potrebbe essere addirittura di 74 centimetri. A questa variazione si aggiungerebbero altri 41 centimetri, dovuti alla scomparsa dei ghiacciai montani. L’aumento dei livelli degli oceani porterebbe così alla scomparsa sott’acqua delle principali città su coste e lagune – come Venezia e Miami.

Eventi climatici estremi: l’aumentata massa d’acqua potrebbe portare a gravi alterazioni del clima. Si moltiplicherebbero fenomeni come uragani e trombe d’aria, con una tropicalizzazione delle aree più a nord del globo e con un aumento degli incendi e della desertificazione nei pressi dell’Equatore. 

Aumento delle temperature: la superficie bianca rappresentata da nevi e ghiacci aiuta a riflettere la radiazione solare; una riduzione di questa porzione avrebbe come primo effetto un maggior assorbimento di energia nel terreno, liberata sotto fonte di calore, per un aumento ulteriore delle temperature.

Perdita della biodiversità: l’aumento dei livelli dei mari e delle temperature potrebbe provocare la migrazione di specie marine tropicali a latitudini più fredde, sostituendo la popolazione autoctona. Anche per le specie animali e vegetali terrestri, tra cui ad esempio i funghi e batteri subirebbero un grave degrado.

Alterazione della catena alimentare: la perdita di biodiversità lascerebbe molte specie prive delle prede di cui si nutrono. Come gli orsi polari costretti, già ora, a rinunciare a nutrirsi per diverse settimane, data la scomparsa di pesci e foche e a compiere percorsi più lunghi per la ricerca del cibo, con un conseguente dispendio eccessivo di energie. L’aumento dei livelli dei mari sta inoltre modificando l’habitat naturale delle tartarughe, costrette a spostarsi a latitudini più favorevoli pur di sopravvivere. Queste alterazioni climatiche stanno mettendo a rischio l’intera specie dal momento che i cicli riproduttivi delle tartarughe sono strettamente collegati con le temperature delle acque.

I cambiamenti climatici segneranno il nostro futuro e potrebbero rappresentare uno dei più grandi rischi per le generazioni che verranno. L’Uomo ha il compito di invertire questa rotta e ripartire su una strada che permetta di vivere in armonia con la Natura e non in uno stato di reciproca minaccia.

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