Negli anni ottanta quando si immaginava il viaggio di una bottiglia, si pensava, con una nota di romanticismo, alla famosa canzone dei Police “A massage in a bottle”. Oggi purtroppo quando parliamo di bottiglie di plastica, pensiamo ai danni che questo materiale continua a provocare all’ambiente e all’ecosistema marino.
Uno studio, grazie ad un sistema di tracciamento e geolocalizzazione satellitare, ci rivela, infatti, quanto sia lungo il viaggio di una bottiglia di plastica in uno dei fiumi più inquinati al mondo: il fiume Gange.
L’idea è venuta ad un team di ricercatori dell’Università di Exeter e della Zoological Society di Londra, i quali hanno presentato l’iniziativa nell’ambito del progetto “Sea to Source – Ganges Expedition” promosso dalla National Geographic Society.
La tecnologia utilizzata era già nota e viene utilizzata per osservare il percorso delle tartarughe. Il team ha disperso nelle aree del fiume Gange e del Golfo del Bengala 25 bottiglie da mezzo litro e ha iniziato a seguirne i percorsi. E attraverso leggeri GPS e tag satellitari inseriti in una custodia di protezione, a sua volta messa all’interno delle bottiglie, i ricercatori hanno scoperto che una bottiglia di plastica può allontanarsi i quasi 3mila chilometri in tre mesi dal punto di abbandono.
Dunque la plastica può spostarsi molto rapidamente. Infatti, nonostante i rifiuti si concentrino maggiormente vicino ai luoghi con un’alta densità di popolazione, ritroviamo “isole di plastica” nelle parti più remote del mondo.
Osservare i movimenti di una bottiglia di plastica, secondo gli scienziati, consentirebbe non solo di tracciarne il percorso, ma addirittura di anticiparlo per capire dove andrà a finire la plastica.
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