Salento: messa in salvo una tartaruga impigliata nella plastica

E’ successo ancora una volta in Salento, a San Foca.  Un magnifico esemplare di tartaruga marina è rimasto impigliato ad un sacco di plastica. La tartaruga, che non si poteva più muovere a causa della plastica avvolta sugli arti, è stata salvata dal centro recupero tartarughe marine di Calimera. I volontari hanno anche scoperto che la tartaruga aveva ingerito dei piccoli pezzi colorati di plastica, ovvero micro plastiche, che sono state ritrovate nella vasca in cui la tartaruga era stata ricoverata. 

Il centro recupero Tartarughe marine di Calimera racconta che  “negli ultimi anni sono aumentati considerevolmente i casi di tartarughe intrappolate in grovigli di plastica o a causa di ingestione della stessa -. E  ricordano – si stima che circa l’80% dei ricoveri presenta problematiche legate alla plastica”.

Il caso ci porta ancora una volta a riflettere sullo stato in cui versa il Mar Mediterraneo. Le tartarughe marine sono inoltre tra le specie maggiormente soggette a intrappolamento e ingestione di plastica. Nel Mediterraneo possiamo ritrovare 3 delle 7 specie di tartarughe marine presenti nel mondo, la tartaruga verde Chelonia mydas, la tartaruga liuto Dermochelys coriacea e la tartaruga comune Caretta caretta, quest’ultima è la più comune e l’unica che nidifica lungo le nostre coste. 

I principali pericoli per la sopravvivenza delle specie di tartarughe marine presenti nel mar Mediterraneo risultano essere legati all’attività antropica: pesca, turismo intensivo, contaminazione e intrappolamento nei rifiuti.

Secondo gli ultimi dati del progetto MedSeaLitter finanziato dall’Ue e  realizzato grazie ad una rete di collaborazione tra Aree Marine Protette – supportate da istituti di ricerca, associazioni ambientaliste e università di 4 Paesi UE (Italia, Spagna, Francia e Grecia) “in mare gli oggetti galleggianti più frequenti provengono dal settore pesca e da quello legato al cibo: il 23% sono cassette di polistirolo, il 16% bottiglie di plastica, il 15 frammenti di oggetti non riconoscibili, il 13 % buste di plastica e l’11% frammenti di polistirolo.

Il monitoraggio effettuato ha rivelato anche la presenza di oggetti e frammenti plastici nel tratto digestivo di oltre il 65% delle tartarughe Caretta caretta esaminate e nel 50% dei pesci Boga.  Lo studio è stato eseguito su oltre 130 esemplari di tartaruga marina Caretta caretta, già decedute, recuperate grazie alle reti di spiaggiamento tra il 2017 e il 2018 in Spagna, Francia, Italia e Grecia.

Se anche tu Ami il mare come noi, sostienici  con il 5×1000.  E’ facilissimo, non significa pagare più tasse e non importa quale sia il vostro reddito: basta la vostra  firma e la voglia di salvare il pianeta.

A voi non costa nulla, per noi è un modo in più per far crescere i nostri progetti e salvare il mare dall’inquinamento. Il nostro Codice Fiscale è 97981470582.

Share:


News Correlate

In aeroporto più refill, meno plastica.

Sono tanti i viaggiatori che per lavoro o per piacere scelgono l’aereo come...

Un Mediterraneo di plastica.

Sulle coste del Mediterraneo vivono circa 150 milioni di persone, che producono tra...

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Add Comment *

Name *

Email *

Website *