Il Mediterraneo minacciato dalle specie aliene

Il Mediterraneo è da millenni uno scrigno di biodiversità e ricchezze naturali. La posizione geografica e il fatto di essere un bacino chiuso rendono le acque del mare nostrum un ecosistema in cui proliferano specie faunistiche e floreali.

Nell’ultimo secolo oltre alle migliaia di organismi che ospita, il Mediterraneo ha visto nelle proprie acque circa 200 nuove specie ittiche di origine “aliena”. Quest’invasione del nostro mare è stata rilevata da una  ricerca, condotta dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine del Cnr di Ancona, e pubblicata sulla rivista ‘Global Change Biology’. “

Lo studio dimostra come il fenomeno abbia avuto un’importante accelerazione a partire dagli anni ’90, in concomitanza con i cambiamenti climatici, e come le invasioni più recenti siano capaci delle più rapide e spettacolari espansioni geografiche”, spiega Ernesto Azzurro del Cnr-Irbim e coordinatore della ricerca.

L’innalzamento delle temperature, nei decenni, ha costretto molte specie di pesci a migrare per sopravvivere, trovando nel mare nostrum la loro casa. I ricercatori individuano nell’immissione dovuta a catture ittiche e nel rilascio da acquari, ulteriori fattori alla base della presenza di specie alloctone.

Queste migrazioni stanno cambiando gli equilibri alla base dell’ecosistema marino mediterraneo. Molte specie autoctone stanno scomparendo perché più vulnerabili o perché predate da organismi alieni.

Dal punto di vista socio-economico d’altronde le copiose migrazioni degli ultimi decenni potrebbero rappresentare un’opportunità per il mondo della pesca e del commercio, con “nuovi e inediti prodotti per il mercato ittico mediterraneo.

Molti studiosi negli anni si sono interrogati sulla possibilità di fermare queste migrazioni per tutelare la biodiversità autoctona del nostro mare; tuttavia ciò non è possibile e la soluzione trovata da esperti e ricercatori è quella di promuovere una nuova cultura alimentare che includa nel consumo di pesce le specie aliene.

E’ stimato infatti che delle centinaia di specie native del Mediterraneo solo il 15-20% viene mangiato usualmente e commercializzato e questo fattore ha contribuito, nei decenni, alla riduzione di molte specie di pesci.

Introdurre quindi, nelle nostre tradizioni alimentari, le nuove specie ittiche migrate potrebbe rappresentare un espediente utile per contrastarne l’eccessiva diffusione e per tutelare la biodiversità autoctone delle nostre acque.

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