Rifiuti plastici. Tecnologie innovative contro l’inquinamento di acqua e suolo.

L’uso diffuso e massiccio di materiali plastici ha portato all’accumulo di rifiuti plastici, che si prevede raggiungeranno circa 33 miliardi di tonnellate entro il 2050.

Le microplastiche (MP) e le nanoplastiche (NP), frammenti di plastica di dimensioni rispettivamente inferiori a 5 mm e 1 μm, sono considerate una minaccia sia per gli ecosistemi acquatici che per quelli terrestri, poiché gli organismi possono facilmente ingerire queste piccole particelle. In particolare, gli impianti di trattamento delle acque reflue rappresentano importanti depositi di plastica, contribuendo al rilascio e alla diffusione di questo pericoloso materiale nei sistemi naturali.

Un recente studio della Northwestern University ha scoperto che un batterio comune chiamato Comamonas testosteroni, che si trova proprio nei depositi di acque reflue, genera enzimi in grado di degradare la plastica in piccolissimi frammenti di micro e nanopastiche, utilizzandoli poi come fonte di cibo.

Attualmente ci sono numerosi studi in tutto il mondo che analizzano le proprietà dei batteri mangiaplastica, che si spera possano aprire la strada a soluzioni di ingegneria batterica per la pulizia delle acque e dei suoli contaminati da plastica.

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