Qualche anno fa, aveva fatto parlare di se il toccante documentario del noto fotografo Chris Jordan, Albatross. La fotografia di un albatros pieno di plastica ritrovato su una delle isole più remote al mondo in mezzo all’oceano Pacifico, l’isola di Midway, a ovest dell’arcipelago delle Hawaii, ci aveva fatto prendere coscienza del problema.
L’Isola, dopo il documentario, è stata, infatti, definita dalla stampa il simbolo dell’elevato consumo di plastica, così come gli scienziati, per spiegare le conseguenze dell’inquinamento da plastica degli oceani, usano come indicatore lo stato di salute degli uccelli.
Gli studi oggi ci hanno confermato quanto denunciato qualche anno fa, proprio in occasione dell’8 giugno, la Giornata Mondiale degli Oceani. Gli uccelli, attraverso il cibo, ingeriscono centinaia di pezzi di plastica ogni giorno. Secondo questa ricerca, condotta dagli scienziati dell’Università di Cardiff, dell’Università di Exeter e dei Laboratori di ricerca di Greenpeace e pubblicata sulla rivista Global Change Biology, “gli uccelli che vivono lungo i fiumi della Gran Bretagna mangiano quotidianamente centinaia di frammenti di microplastiche, perché anche i vermi e gli insetti di cui si nutrono fanno altrettanto”.
Sappiamo che le microplastiche, ovvero micro pezzettini di plastica di dimensioni inferiori a 5 mm, sono presenti nei mari e nei fiumi, ma fino ad oggi non avevamo prove certe rispetto al passaggio delle microplastiche nella catena alimentare. Oggi questo studio dimostra che le microplastiche passerebbero nella catena alimentare degli uccelli attraverso gli insetti di cui si nutrono e che vivono nei fiumi.
Oggetto dello studio è stato il merlo acquaiolo, che per vivere si nutre proprio di insetti fluviali. Il team di ricercatori ha esaminato escrementi e rigurgiti di esemplari sia adulti che piccoli, trovando così “frammenti di microplastiche in circa la metà di 166 campioni, in 14 dei 15 siti studiati e con le maggiori concentrazioni nei luoghi più urbanizzati. La maggior parte, circa il 95%, erano fibre tessili o materiali da costruzione. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che la plastica era presente nel 50% dei rigurgiti e nel 45% dei campioni fecali raccolti in modo non invasivo dai merli adulti e nidificanti in 15 siti nel Galles meridionale. Lo studio ha, inoltre, identificato più polimeri, tra cui copolimeri di poliestere, polipropilene, polivinilcloruro e cloruro di vinile. Concludendo, la ricerca suggerisce che circa 200 particelle di plastica vengono ingerite quotidianamente dai merli, e allo stesso tempo espulse molto velocemente.
Per riflettere sul tema dell’inquinamento dell’ecosistema marino e fluviale, condividiamo con voi il trailer del documentario Albatros di Chris Jordan.