EMISSIONI CO2, L’ALLARME DELL’IPCC

I Governi di tutto il mondo, le organizzazioni internazionali e il mondo della scienza sono chiamati, per la prima volta nella storia, a combattere una battaglia comune: l’inversione della crisi climatica e l’azzeramento delle emissioni di gas clima alteranti.

La scienza ha tracciato la rotta verso gli obiettivi che garantirebbero all’umanità una sopravvivenza pacifica con la Natura e le sue manifestazioni. I target dei programmi “Fit for 55%” e “Zero carbon”, hanno alla base il taglio delle emissioni del 50% entro il 2030 e del 100% nel 2050. Raggiungere questi obiettivi, purtroppo, sta diventando sempre più difficile.

Il lockdown globale del 2020 aveva dato l’illusione di una riduzione significativa, registrando un -9% di emissioni; tuttavia la ripresa dei mercati, dei traffici commerciali aerei e marittimi e della vita nelle città ha riportato i valori dei gas serra a prima della Pandemia, contando anche in alcuni casi un aumento della CO2 prodotta di circa il 6%.

Negli ultimi mesi le difficoltà incontrate da molti Paesi nel bilanciare il fabbisogno energetico interno e le politiche della transizione ecologica e oggi la Guerra in Ucraina hanno ridisegnato il quadro dei consumi energetici globali e delle stesse emissioni di CO2, mettendo così in crisi gli ambiziosi obiettivi climatici internazionali.

A mettere in luce queste criticità è l’ultimo rapporto del 2022 dell’IPCC- Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico. Il Rapporto è stato interamente incentrato su prospetti climatici coordinati alle emissioni attuali. I risultati di questo studio hanno così permesso agli esperti dell’IPCC di delineare 8 scenari climatici futuri.

C1: lo scenario emissivo più ottimistico

Nello scenario C1, l’IPCC inserisce le previsioni climatiche definite come  le più ottimistiche. Tutti prevedono che si raggiungano gli 1,6 gradi di global warming con una probabilità del 50%, per poi attestarsi a 1,2-1,4°C nel 2100. In questo scenario l’aumento delle temperature è molto limitato.

Per seguire questi percorsi, il pianeta deve raggiungere tassativamente il picco di emissioni tra il 2020 e il 2025 e limitare le emissioni annuali di gas serra a 29-33 mld di t di CO2 equivalente (GtCO2e) al 2030, 16-18 GtCO2e al 2040, e 8-9 GtCO2e al 2050. Nel 2019 abbiamo emesso circa 55 GtCO2e. In questo modo avremmo virtualmente la certezza di restare sotto i 3°C di riscaldamento globale, e una probabilità altissima (85-98%) di stare più bassi dei 2°C. Mentre la probabilità di restare davvero sotto gli 1,5 gradi varierebbe tra il 33 e il 58%.

Per questo lieto fine delle politiche climatiche i sacrifici da fare sono molti, con i tagli più drastici e meno affidamento sulle tecnologie per togliere CO2 dall’aria. 

C2: sotto gli 1,5°C, ma in extremis

Questo scenario prevede lo sforamento della soglia di 1,5 gradi consistente e prolungato, anche se nel lungo periodo la temperatura globale ritorna sotto questa soglia sempre con una probabilità del 50%. In questo caso l’aumento massimo arriva fino a 1,8 gradie al 2100 la temperatura del Pianeta si attesta a 1,2-1,5 gradi.

Per rientrare in questo percorso, dobbiamo scendere dalle 55 GtCO2e del 2019 a 42 nel 2030, 25 nel 2040 e 14 nel 2050. Il picco di carbonio qui è dato in media attorno al 2025 ma con qualche margine per sforare verso il 2030, mentre al 2025 deve avvenire quello degli altri gas climalteranti (come il metano).

In questo scenario, come nel C1, “l’uso globale di carbone, petrolio e gas nel 2050 dovrebbe diminuire, rispettivamente, con valori mediani di circa il 95%, 60% e 45% rispetto al 2019”, scrivono gli autori del rapporto sul clima IPCC.

C3 e C4: riscaldamento globale sotto i 2 gradi

In questo gruppo di percorsi emissivi, il global warming viene mantenuto al di sotto dei 2 gradi d’aumento.

Il C3 lo fa con una percentuale del 67% e richiede di tagliare le emissioni a 44 GtCO2e (2030), 29 (2040) e 20 (2050) raggiungendo i picchi della CO2 e degli altri gas serra come nel C2. Laneutralità di carbonio viene raggiunta davvero solo nel 2070-2075.

Tutti gli scenari descritti finora “comportano riduzioni rapide e profonde e nella maggior parte dei casi immediate delle emissioni di gas serra in tutti i settori”, ribadisce il rapporto sul clima IPCC. Le strategie di mitigazione per seguire questi percorsi includono “la transizione dai combustibili fossili senza CCS a fonti energetiche a bassissimo o nullo contenuto di carbonio, come le energie rinnovabili o i combustibili fossili con CCS, le misure sul lato della domanda e il miglioramento dell’efficienza, la riduzione delle emissioni non CO2 e l’impiego di metodi di rimozione del biossido di carbonio (CDR) per controbilanciare le emissioni residue di gas serra”.

Per quanto riguarda il destino delle fossili, in questi scenari devono calare considerevolmente entro il 2050: dell’85% il carbone, del 30% il petrolio, del 15% il gas. Sono grossomodo gli scenari su cui ci muoveremmo se le promesse fatte alla COP26 venissero rispettate e messe tutte in pratica.

Gli scenari peggiori nel rapporto sul clima IPCC

Gli scenari dal C5 al C8 prevedono un riscaldamento globale di 2,5°C, 3°C, 4°C e di nuovo 4°C ma con un aumento ulteriore oltre il 2100. I primi 3 descrivono in modo piuttosto aderente la traiettoria su cui ci troviamo oggi. È il risultato dell’implementazione delle politiche decise fino al 2020, ma senza alcun rafforzamento nel decennio in corso. In pratica, guardando all’Europa, è come rispettare alla lettera gli impegni sul clima prima del Green Deal.

Negli scenari da C6 a C8, durante questo secolo non si raggiunge alcun obiettivo di neutralità di carbonio e nemmeno un picco di temperatura. Se nei 2 percorsi peggiori (C7 e C8), il picco emissivo arriva soltanto nel 2080-2095, per il percorso C6 che limita il riscaldamento a 3°C il picco deve comunque arrivare entro il 2035.

I percorsi emissivi appena elencati rappresentato il “successo e il fallimento” dell’Umanità di fronte alla crisi climatica in atto. Una sfida che l’Uomo non deve perdere ma che non sarà facile vincere. I sacrifici per il bene delle generazioni future sono tanti e significativi. Il phase out dalle fonti fossili entro il 2050 e l’immediato abbandono dei combustibili “unabated”, senza cattura di CO2, entro il 2030 sono i primi passi per ottenere un reale e significativo cambiamento. La conversione energetica verso elettrico e fonti alternative e rinnovabili sono fondamentali per ridurre l’impatto ambientale delle nostre esigenze consumistiche.

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