COVID-19: fase due e DPI. Impariamo da subito a smaltirli nel modo giusto.

In questi giorni si parla molto del momento in cui finirà il lockdown e di come tutti ci avvieremo lentamente nella seconda fase della pandemia. In questo nuovo scenario abbiamo una certezza, l’utilizzo dei DPI, dispositivi di protezione individuale entrerà a fare parte delle nostre abitudini e probabilmente dei nostri obblighi quotidiani per evitare il propagarsi del virus. Per questo dobbiamo imparare sin da subito le buone pratiche per smaltirli in maniera corretta per evitare danni all’ambiente e soprattutto alla salute di tutti. 

L’allarme arriva anche da Hong Kong dove molti ambientalisti  e volontari  dell’organizzazione Ocean Asia hanno documentato con un video, realizzato  sull’isola di Soko, a Sud di Hong Kong, il ritrovo di centinaia di mascherine portate dal mare sulle spiagge. Il video, pubblicato su molte testate on line sta facendo il giro del mondo ed è la testimonianza tangibile di quello che potrebbe accadere in poco tempo ai nostri mari se non si metteranno in atto tutte le buone pratiche per un corretto smaltimento di questi rifiuti. 

Le mascherine sono composte da filamenti di polipropilene che se dispersi nell’oceano possono essere pericolose per le specie marine, inoltre le mascherine, così come le buste di plastica, possono essere scambiate per cibo dagli animali che popolano i mari. 

Inoltre, come sappiamo la produzione di mascherine nel mondo sta aumentando. In particolare, in Italia secondo quanto era stato annunciato dal Ministero della Salute, dal 28 marzo, 25 aziende del settore della moda, avrebbero iniziato a produrre 200 mila mascherine chirurgiche al giorno, numeri che tendenzialmente stanno aumentando di settimana in settimana. A queste si aggiungono le aziende del settore dell’igiene personale. 

“Con questi numeri e con queste tendenze, un corretto smaltimento dei dispositivi di protezione diventa indispensabile. Il termine del lockdown si avvicina e utilizzare mascherine e guanti diventerà per tutti non solo un’abitudine, ma un obbligo, in particolare per le attività produttive. Per questo ci stiamo attivando – commenta l’avv. Alessandro Botti-  per informare tutta comunità sull’importanza del buon uso e del corretto smaltimento di questi dispositivi”.

Dopo il Coronovirus non vorremmo mai entrare in una nuova emergenza ambientale. 

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