In questi ultimi giorni, le notizie che arrivano dall’Australia continuano a preoccupare e a commuovere l’opinione pubblica. Ci siamo già occupati nei giorni passati dei Koala e di quella che viene definita dagli esperti “una specie in via d’estinzione”. Al centro del dibattito ci sono ora i cammelli, come noto, infatti, è stato previsto negli ultimi giorni l’abbattimento di 10mila cammelli.
Sembrerebbe un vero e proprio sterminio iniziato già mercoledì scorso e che dovrebbe essersi concluso domenica. Secondo quanto abbiamo appreso dagli organi di stampa “una squadra di tiratori a bordo di un elicottero, sarebbe stata scelta dalle autorità locali con l’obiettivo di abbattere “10.000 dromedari in una regione nordoccidentale del South Australia che si chiama Terre di Anangu Pitjantjatjara Yankunytjatjara”.
La motivazione? Secondo le dichiarazioni di una persona del governo locale, Marita Baker, “i dromedari “bevono troppa acqua”, “siamo bloccati, racconta agli organi di stampa la Baker, “in condizioni disagevoli e nel caldo torrido e ci sentiamo a disagio perché i dromedari arrivano e abbattono le recinzioni, girano fra le case e cercano di procurarsi l’acqua dai condizionatori”. E non è l’unico motivo che ha portato ad una soluzione così drastica, si legge infatti che i cadaveri in putrefazione degli animali che per sete, fame o malattie muoiono “hanno contaminato importanti fonti d’acqua”.
Tuttavia, questa notizia non sarebbe, secondo un articolo dell’ Agenzia stampa AGI , una novità di questo particolare periodo. Infatti, sembrerebbe che anche nel 2013 il governo federale australiano pubblicò uno studio finanziato dall’Australian Feral Camel Management Project che dal 2009 aveva portato all’uccisione di circa 160 mila camelli selvatici, perchè considerati animali invasivi.
Al di là del dibattito intorno a questo terribile e devastante accadimento che ha coinvolto i dromedari, è evidente che gli incedi e la siccità di questo momento hanno portato il paese Australiano a vivere situazioni drammatiche e di vero disagio. Finora il governo australiano ha confermato almeno “25 morti fra la popolazione (tre pompieri), 2000 abitazioni distrutte e circa 8,3 milioni di ettari già bruciati£.
“L’Australia è in ginocchio, commenta Alessandro Botti, Presidente di Ambiente Mare Italia, e questa situazione ci porta a riflettere sullo stato di inquinamento in cui versa il nostro pianeta”. Il nostro messaggio è “diamoci da fare!”. Anche nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per lasciare ai nostri figli un mondo migliore.
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