Oggi ritorniamo a navigare tra i fondali dello stretto di Messina e lo facciamo grazie ad uno strumento altamente tecnologico e all’avanguardia. Si tratta di un Rov, un robot pilotato da remoto e messo a disposizione dalla Sapienza di Roma e dall’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Cnr, che ci mostra a 500 metri di profondità lo stato in cui versano i fondali dello stretto di Messina.
Lavatrici, bambole, barili, pneumatici e tanto altro ancora. Tutti questi rifiuti sono stati ripresi da due telecamere installate a bordo di Pollux III, il Rov, che pesa circa ottanta chili.
Grazie a quattro motori, la macchina può immergersi ed emergere dal mare manovrata da un pilota che la guida con un joystick. Il pilota si trova nella barca alla quale il ROV si collega via cavo, in questo caso parliamo della Minerva1 del Cnr. Si tratta di uno strumento di ricerca molto efficace e che ha consentito agli scienziati di arrivare più in profondità e verificare concretamente lo stato dei fondali marini.
Ma quali sono le cause del grave inquinamento che colpisce in particolare il mare dello stretto dei Messina?
A questa domanda risponde con una dichiarazione agli organi di stampa, Daniele Casalbore, geologo marino e ricercatore della Sapienza di Roma che ha partecipato alla ricerca e spiega che “i fiumi subacquei canalizzano la spazzatura che arriva dalla costa. A monte sono collegati con le fiumare, i corsi d’acqua tipici della terra siciliana e calabra che venivano spesso usati come discariche. Le piogge più forti causano inondazioni che raccolgono ciò che c’è nelle fiumare e i canyon collegati trasportano tutto sul fondo come fossero dei nastri trasportatori”.
Lo studioso asserisce che l’inquinamento dei fondali dello stretto di Messina è più intenso in prossimità dei Canyon, e nella zona se ne contato almeno una decina, ma la situazione cambia non appena ci si allontana da queste zone di fiumi sotterranei, dove è possibile entrare in contato con habitat marini unici al mondo.
Il nostro compito è quello di preservare e tutelare questi habitat e lo possiamo fare solo con il sostegno di tutti voi.
Non esiste un Pianeta B. Se vuoi fare qualcosa di davvero speciale per tutelare il mare, sostieni i nostri progetti. Scopri di più su AMI-Ambiente Mare Italia.
Riportiamo di seguito il video pubblicato sul corriere.it