L’eurodeputata Catherine Chabaud ha invitato la commissione e gli stati membri ad adottare un piano d’azione per contrastare l’inquinamento da plastica nei fiumi e per favorire l’economia circolare nel settore della pesca. Richiesta accolta dal Parlamento Europeo, che ha approvato con 646 voti a favore, 3 contrari e 39 astensioni, la risoluzione proposta dall’eurodeputata francese.
La proposta dell’eurodeputata sarebbe quella di elaborare, in concerto con i Paesi membri dell’Ue, un piano d’azione per contrastare il marine litter, agendo su due fronti. Il primo è quello di intervenire direttamente sui rifiuti di plastica nei fiumi, intercettandoli prima che raggiungano la foce per poi disperdersi in mare. In secondo luogo, Catherine Chabaud invita ad intervenire sulle “reti fantasma“, ovvero le reti che si disperdono in mare a causa di ostacoli come rocce, secche o relitti dove le reti si possono incagliare.
Sul report della FAO e del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite si legge che sono circa 640.000 tonnellate le reti da pesca fantasma negli oceani, ossia il 10% dei rifiuti oceanici.
“Le “reti fantasma“- commenta l’avv. Alessandro Botti, Presidente di Ambiente Mare Italia – AMI, sono dannose non solo per gli habitat marini e per gli animali che li popolano, ma rappresentano un vero pericolo anche per la sicurezza di tanti sub e bagnanti. Inoltre, le reti, se abbandonate in mare, continuano a pescare in maniera passiva“.
Per contrastare questo fenomeno, in Italia nel 2019 è stata avviata dal Ministero dell’Ambiente, attuale Ministero della Transizione Ecologica, l’operazione “PlasticFreeGC” per il contrasto alla dispersione in mare di rifiuti di plastica e microplasiche. E grazie a questa importante iniziativa sono state rimosse dal mare, con l’aiuto della subacquea della Guardia Costiera dislocata sul territorio nazionale, sei tonnellate di reti abbandonate, che sono state avviate al corretto iter per la distruzione.
Il problema delle reti fantasma riguarda anche i pescatori che rischiano di perdere tra l’1 e il 5% delle loro entrate a causa dell’inquinamento marino.
La proposta del Parlamento europeo è molto importante perché invita la Commissione ad accelerare sullo sviluppo di un’economia circolare nel settore della pesca. Partire dall’eliminazione di tutti gli imballaggi in poliestere e dare impulso all’utilizzo di attrezzi da pesca composti da materiali sostenibili e biodegradabili sono gli obiettivi da perseguire.
“Questo piano d’azione potrebbe contribuire in maniera efficace alla tutela del mare– conclude il Presidente di Ambiente Mare Italia -AMI, l’Avv. Alessandro Botti – E ci auguriamo possa andare in porto al più presto“.
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