Plastica negli oceani: entro il 2040 potrebbe triplicare. Complici le nuove abitudini ai tempi del Covid-19.

Secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Science, la plastica negli oceani entro il 2040 potrebbe triplicare. Uno scenario che si rivela possibile anche a causa dell’aumento del consumo di  plastica monouso generato dal coronavirus. Tra i ricercatori che hanno contribuito allo studio, l’italiano Enzo Favoino della scuola Agraria del Parco di Monza.

La ricerca indicherebbe, sulla base di una simulazione, che, “se nei prossimi 20 anni, non saranno intraprese azioni volte alla riduzione della produzione e del consumo di plastica, la sua quantità continuerà ad aumentare da 11 milioni a 29 milioni di tonnellate“. L’indagine fa anche riferimento agli impegni presi dai governi e dalle industrie, questi ultimi, secondo gli studiosi, potranno contribuire a ridurre la plastica, entro il 2040, di appena il 7 per cento. 

Come noto, dal 2021 una direttiva europea prevede la messa al bando di  piatti, posate e cannucce di plastica. Tale direttiva si troverà oggi a fare i conti con le nuove “cattive” abitudini dettate dalla pandemia da Covid19.

I dispositivi di protezione individuale, DPI, come: mascherine, guanti e visiere non sono gli unici prodotti entrati a far parte della nostra quotidianità. A questi si aggiunge il ritorno ad imballaggi e vaschette di plastica per cibo da asporto, non sempre sostituiti da materiali biodegradabili, e stoviglie mono uso.  Inoltre, con l’avvio della fase due e con la riapertura di alcuni esercizi commerciali, una normativa Inps avrebbe obbligato i parrucchieri a consegnare ad ogni cliente “una borsa/sacchetto individuale monouso per raccogliere gli effetti personali da restituire al completamento del servizio”, e a “fornire al cliente durante il trattamento/servizio una mantella o un grembiule monouso ed utilizzare asciugamani monouso”. 

E così, mentre il coronavirus ha cambiato  le nostre abitudini di consumo, la ricerca va avanti e molti studi confermano che l’inquinamento da plastica sta aumentando, così come la presenza di microplastiche negli oceani e anche nell’aria che respiriamo. La comunità che ci segue conosce Liberami dalla Plastica,  una campagna nazionale di  monitoraggio e sensibilizzazione nata per proteggere il mare dall’inquinamento della plastica e per tutelare la salute di tutti.

Nonostante la pandemia, il nostro lavoro di sensibilizzazione verso le famiglie, gli enti pubblici, le aziende e la scuola va avanti.

E oggi, più di ieri, vogliamo riportare non solo nelle case degli italiani, ma in tutti i luoghi pubblici e di lavoro le buone abitudini. Per saperne di più, continuate a seguirci e a condividere i nostri contenuti. 

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