Sviluppo sostenibile e transizione ecologia. Ne parliamo con la prof.ssa Maddalena Vietti.

L’esigenza di sviluppo sostenibile per l’ambiente nasce negli anni Settanta. I governi si rendono conto che il tradizionale modello di sviluppo avrebbe causato nel lungo termine il collasso del nostro Pianeta. Oggi la comunità internazionale è impegnata nell’attuazione di un nuovo modello di sviluppo che fonda le basi sul rispetto dell’ecosistema terrestre. L’accordo di Parigi sul clima, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e più di recente l’European Green Deal ne sono degli esempi.

Abbiamo intervistato la professoressa Maddalena Vietti, Presidente della Società Canavesana Servizi per conoscere il suo parere e se siamo sulla buona strada.

Prof.ssa Maddalena Vietti,
Presidente Società Canavesana Sevizi.

Indubbiamente siamo sulla buona strada per iniziare il processo di transizione ecologica, ma ci vuole fermezza e coraggio per proseguire. E’ ormai acclarato che preservare il Pianeta e gli equilibri dei suoi ecosistemi significa proteggere la nostra salute e non solo. Lo sfruttamento delle fonti fossili esauribili ha ripercussioni negative sull’ambiente ma anche sugli equilibri geopolitici. Le scorte di energia fossile sono limitate, per il petrolio, l’esaurimento si prevede nel secolo in corso. Prima che si consumino, diventino troppo costose e generino tensioni tra i governi, dovranno essere utilizzate in una fase di transizione verso un nuovo regime energetico fondato su risorse rinnovabili. Parallelamente, un nuovo sistema di approvvigionamento energetico genererà riduzioni delle emissioni di gas serra in atmosfera, tra i principali responsabili del surriscaldamento globale oltre che dell’inquinamento atmosferico. L’Europa si pone come leader mondiale in questa sfida. Il Green Deal è una strategia della Commissione Europea straordinariamente ambiziosa ma altrettanto organizzata e puntuale; prevede obiettivi, stanzia risorse economiche, contempla tutti i settori produttivi e di sviluppo, orientandone le politiche verso la transizione ad un nuovo modello produttivo. In passato i modelli economici sono cambiati più volte; lo schiavismo rappresentò un modello sociale ed economico per millenni e fortunatamente venne superato, la rivoluzione industriale stravolse nuovamente il sistema produttivo. Il mutamento di modello economico e produttivo avverrà anche questa volta e noi ne possiamo essere i protagonisti“.

Professoressa, lei, come Presidente della Canavesana Servizi di Ivrea, ha avviato di recente un percorso per la redazione del bilancio sostenibile. Quali sono gli elementi chiave di questo strumento e in che modo inciderà sullo sviluppo sostenibile?

La società, in questo particolare momento storico, ha deciso di avviare una riflessione su quello che è stato realizzato e consolidato fino ad ora, mettendo a fuoco il valore dell’operato delle persone che rappresentano la società e contestualmente capire come e quanto questo lavoro impatti sull’ambiente, sulla comunità e sul territorio. Siamo all’inizio di un percorso. Per la redazione del Bilancio di sostenibilità abbiamo deciso di adottare un approccio innovativo. Il “Natural, Social and Human Capital Protocol” è basato sull’analisi e la valutazione integrata del capitale naturale: quindi le risorse naturali rinnovabili e non rinnovabili; il capitale sociale: insieme di valori e regole condivise all’interno e tra i gruppi del nostro territorio; il capitale umano: conoscenze e competenze che compongono la nostra organizzazione e il capitale produttivo: cioè i beni materiali e immateriali che consentono di erogare i servizi richiesti. La valutazione integrata di tutte le tipologie di capitali ci permetterà di avere la visione d’insieme di come la nostra organizzazione opera e un orientamento per la crescita e la gestione futura in ottica di sostenibilità. Le società come SCS, con un radicato rapporto territoriale, possono rappresentare la chiave del processo di transizione sostenibile di interi territori. Per uno sviluppo sostenibile del Paese, ritengo necessario che tutti i sistemi territoriali siano attivamente coinvolti nel processo, soprattutto nel caso della realtà italiana, rappresentata da distretti produttivi medio-piccoli, tra loro collegati. SCS è una società pubblica a diretto contatto con la propria comunità, ha quindi la possibilità, e per certi versi il dovere, di guidare il passaggio verso il nuovo paradigma di sviluppo sostenibile del territorio in cui opera“.

La transizione ecologica caratterizzerà sempre di più la vita di tutti noi e sarà anche l’occasione per la nascita di nuove professionalità. Per crescere e affrontare nuove sfide verso un modello economico e sociale in linea con il nuovo quadro di riferimento europeo, dal Green Deal al meccanismo Next Generation Eu, i nostri giovani hanno bisogno di essere formati. Cosa possiamo fare per guidare al meglio le nuove generazioni in questo nuovo percorso?

Le giovani generazioni sono più sensibili alle tematiche ambientali o meglio, danno già per assodato il concetto di sostenibilità. Uno studio di un paio di anni fa, condotto da un’autorevole società, sottolineava come Millenial e Gen Z siano consumatori critici nella scelta di cosa acquistare, più attenti e informati e, soprattutto, più interessati al benessere della collettività e non solo alle proprie esigenze, i criteri delle scelte di acquisto considerano l’impatto dello stesso su ambiente e salute, trattamento dei lavoratori… insomma la sostenibilità. Credo pertanto che anche per quanto riguarda la formazione vada assecondata questa tendenza, partendo già dagli studenti più giovani. Risulta evidente, e anche le programmazioni europee lo contemplano, quanto sia necessario riqualificare una grande fetta del mondo del lavoro affinchè non venga tagliata fuori dall’introduzione delle nuove tecnologie e dalla transizione, ma non bisogna scordarsi del sistema scolastico e di come questo vada aiutato e stimolato verso un approccio innovativo, volto ad un mondo del lavoro che sarà necessariamente molto diverso da quello che stiamo vedendo. Del resto l’economia verde avrà necessità di nuove e giovani figure altamente qualificate che solo un sistema scolastico rinnovato potrà formare”.

Ambiente Mare Italia – AMI sta portando avanti una campagna di informazione e sensibilizzazione sul tema della riduzione della plastica. Sappiamo che anche la Canavesana servizi sta portando avanti una campagna contro l’inquinamento da plastica. Quali sono i risultati che avete raggiunto fino ad ora e quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Il vostro lavoro è straordinariamente utile perché aiuta le persone a capire come migliorare l’ambiente e quindi il mondo in cui viviamo. Da anni la Società Canavesana Servizi, raccoglie la frazione plastica sul territorio eporediese e conferisce ad impianti di recupero del circuito Conai. Grazie al sistema virtuoso introdotto dal decreto Ronchi, viene riconosciuto un corrispettivo economico legato ai risultati qualitativi ottenuti nella raccolta e nel riciclo dei materiali conferiti, il contributo permette poi una riduzione delle tariffe, con effetto diretto sul cittadino che ha contribuito ad una corretta raccolta differenziata. Il nostro territorio ha sempre centrato gli obiettivi di qualità ma gli sforzi per tenere alta l’attenzione sulle corrette modalità di raccolta differenziata, sono sempre stati tanti. Dobbiamo cercare di raggiungere tutte le fasce di popolazione con idonea e accattivante comunicazione. Ma l’aspetto più importante è forse la costanza… mai abbassare la guardia. Tra le iniziative di sensibilizzazione più popolari, lo svuotamento nelle piazze dei comuni delle campane di raccolta plastica in presenza di cittadini e scolaresche, a svuotamento avvenuto, un addetto mostrava errori ma anche efficienze nella raccolta. Il nostro prossimo passo sarà intensificare il lavoro di divulgazione e formazione per migliorare la qualità della raccolta delle attività non domestiche. Sono però certa che un importante miglioramento nella riduzione dei rifiuti e in particolare una più consapevole gestione della plastica, avverranno grazie all’introduzione delle misure di economia circolare previste dal Green Deal, le quali non riguardano solo le modalità di gestione e recupero del rifiuto ma anche dei cicli di produzione che puntano ad un minor consumo di materia prima“.

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