Balene spiaggiate in Tasmania in pericolo di vita. Quali sono le cause?

Le ultime notizie parlano di centinaia di balene spiaggiate in Tasmania. Secondo gli organi di stampa 90 balene sarebbero morte e altre 180 rischiano la stessa fine. Non è la prima volta, sembrerebbe che l’insenatura di Macquarie Harbour sulla costa occidentale della Tasmania  sia nota per essere un punto critico per le balene.  Ma secondo gli esperti questo evento è il peggiore degli ultimi dieci anni. 

Il biologo marino di Parks and Wildlife Services, Kris Carlyon, ha spiegato al Guardian che il salvataggio potrebbe richiedere diversi giorni e afferma: “Non sappiamo quanto tempo ci vorrà. La fase di oggi sarà fondamentale per determinare cosa e’ possibile fare e poi dovremo affrontare altri fattori come il tempo e le maree. Questa mattina proveremo un paio di cose. Metteremo a galla diversi animali e valuteremo il comportamento. Quindi l’intera operazione dipende da come questi animali reagiscono una volta che hanno l’acqua sotto di loro e sono liberi di galleggiare”. Tuttavia secondo il biologo marino, le condizioni climatiche sono buone. “Le balene sono fresche e bagnate – commenta -. Se le condizioni rimarranno le stesse, le balene possono sopravvivere per diversi giorni”. 

Ma quali sono le cause dello spiaggiamento dei cetacei, come le balene?  Il confronto tra gli studiosi sull’argomento dura da anni e sembrerebbe che le cause possano essere diverse e dovute a particolari situazioni molto spesso di tipo naturale o ambientale. Ad esempio, secondo delle teorie, un singolo animale spiaggiato può spingere il branco a rispondere alla richiesta di aiuto, facendolo spiaggiare a sua volta.

Una delle ultime ipotesi avanzata dagli studiosi è legata, invece,  alla possibile presenza di sonar utilizzati solitamente per mappare il fondale marino e individuare siti ideali per le attività di pesca. Questi sonar interferiscono sul sistema di orientamento dei cetacei. E secondo lo studio “Swimming and diving energetics in dolphins: a stroke-by-stroke analysis for predicting the cost of flight responses in wild odontocetes”, condotto da Terrie M. Williams dell’Università della California e pubblicato sulla rivista Journal of Exoperimental Biology, “quando un cetaceo fugge da un sonar a basse frequenze, mette in atto un movimento che richiede il 30% di energia in più rispetto a quella che verrebbe utilizzata in un moto natatorio standard. 

Secondo Antti Pulkkinen, ricercatore di fisica teoretica alla Nasa, queste cause antropiche non sono sufficienti per spiegare la maggioranza degli spiaggiamenti: “Le teorie devono includere anomalie magnetiche ed eventi metereologici” – dichiarava qualche anno fa lo studioso al Corriere -“come le forti maree che si verificano durante le tempeste costiere, che sono in grado di disorientare gli animali”. 

Le zone del mondo in cui si verificano più spesso gli spiaggiamenti di balene sono: la Nuova Zelanda, l’Australia e Cape Cod e  Massachusetts. Tutte località che secondo gli esperti avrebbero delle caratteristiche in comune come la posizione geografica e la presenza di litorali bassi e sabbiosi con sedimenti molto sottili. 

Ambiente Mare Italia continuerà a seguire l’operazione di salvataggio delle balene in Tasmania e ci auguriamo molte di loro possano continuare a vivere. 

Video del salvataggio

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