DESERTIFICAZIONE: L’ALLARME DELL’ONU, AL 2050 METÀ TERRA POTREBBE DIVENTARE ARIDA.

Il 17 giugno si è celebrata, in tutto il mondo, la “Giornata mondiale delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione e alla siccità”. Il tema di quest’anno è “Rising up from drought together” (“Resistere insieme alla siccità”).

L’ultimo rapporto “Drought in Number”s dell’UNCCD (United Nations Convention to Combat Desertification) invita a un impegno globale, che abbia priorità assoluta ogni azione di contrasto alla siccità in tutte le regioni del mondo.

Secondo il rapporto, la siccità sta aumentando, a livello globale, dal 2000, e colpisce circa 55 milioni di persone ogni anno. Entro il 2050, le zone aride potrebbero coprire tra il 50 e il 60% di tutta la terra, con circa tre quarti della popolazione mondiale che vive in queste aree in condizioni di grave scarsità d’acqua.

Sono circa 200 i Paesi e 1 miliardo le persone interessate dal processo di desertificazione nel mondo. Tra gli stati più colpiti ci sono Cina, India, Pakistan e diverse Nazioni di Africa, America Latina, Medio-Oriente, ma anche paesi dell’Europa mediterranea, come Portogallo, Spagna, Grecia, Cipro, Malta e Italia.

L’Anbi  -Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue – rende noto, in occasione della Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità, il rapporto sullo stato delle risorse idriche italiane. Circa il 70% della superficie della Sicilia presenta un grado medio-alto di vulnerabilità ambientale. Seguono Molise (58%), Puglia (57%), Basilicata (55%). Sei regioni (Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania) presentano una percentuale di territorio a rischio desertificazione, compresa fra il 30% e il 50%, mentre altre 7 (Calabria, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Veneto e Piemonte) sono fra il 10% ed il 25%.

Questi dati e le ondate di calore estremo delle ultime settimane stanno allertando le autorità, tanto che la Protezione civile sta prevedendo un piano di razionamento dell’acqua per contrastare la crisi idrica in atto.

L’Italia nell’ultimo biennio sta vivendo un grave declino dal punto di vista climatico, con conseguenze evidenti nelle stagioni più calde. Tra l’autunno 2021 e l’inverno 2022 il nostro Paese ha visto il 30% di piogge in meno rispetto alla media dello scorso decennio e il 70% in meno di nevicate. Questi fattori hanno portato i terreni agricoli, i letti dei fiumi e gli ecosistemi intorno alle città ad una condizione di siccità senza precedenti. Sono 199 gli interventi di vigili del fuoco e protezione civile per contrastare gli incendi di questo primo mese estivo; nel 2021 erano stati solo 80.

L’ONU stima che nel mondo sia già compromessa una superficie tra 1 e 6 miliardi di ettari e che, nel prossimo futuro, circa 200 milioni di persone saranno costrette a lasciare le proprie terre.

Tra le cause principali della desertificazione vi è l’estremizzazione dei fenomeni climatici e conseguentemente l’aridità provocata da fenomeni siccitosi prolungati, ma anche da precipitazioni brevi e violente, che non ristorano, ma erodono il primo strato più fertile di suolo sui terreni assetati. Colpevole del degrado dei suoli è anche l’abbandono delle aree coltivate.

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